Marzo 2004 - Una giornata in Grignetta

December 13, 2015  •  Leave a Comment

Premessa

Dicembre 2015 - Rimetto ordine negli armadi, ogni tanto, un pò per fare spazio alle cose nuove e un pò per non trasformarmi in un accumulatore seriale. In uno di questi rari slanci di attività, mi è capitato tra le mani un vecchio paio di pantaloni Montura con un evidente sbrago ricucito alla belle meglio. Mentre le stavo gettando nello scatolone dell'abbandono, un ricordo riemergeva lentamente dalle mie vecchie sinapsi affiorando integro nella mente.... quello strappo risaliva a ben undici anni prima, improvvisamente ricordavo esattamente il come il dove e il quando.... e ho deciso di scriverlo qui..

13 Marzo 2004, dopo più di due giorni di abbondanti nevicate primaverili il meteo è incerto, il bollettino valanghe indica una altezza della neve a 2000 metri (Orobie, Prealpi e Valchiavenna) di 200-230 cm. L’allerta valanghe recita: su molti pendii ripidi al di sotto dei 2500 metri in particolare sui versanti meridionali, sono probabili scaricamenti e distacchi di valanghe di piccole e medie dimensioni di neve umida in particolare su Orobie e Prealpi, pericolo 4 (marcato). Decido di partire lo stesso e valutare la situazione sul posto, è Sabato e ai Resinelli non c'è nessuno, tempo bigio e tiepido, nebbie in salita dal lago, il tutto non invoglia a partire. La strada del Porta è bloccata, ovunque montagne di neve candida, la temperatura è di 3°C. Dopo il rifugio SEM il sentiero è immacolato, solo una traccia affonda per più di 40 cm nella neve. Perplesso mi avvio pensando di arrivare fin dove me la sento. Il bosco Giulia evoca come sempre una atmosfera magica, la neve accumulata sui rami degli abeti scivola silenziosamente a terra, non si sentono rumori, tutto è ovattato, irreale. La santella della madonna è irraggiungibile, passando rivolgo come sempre la mia muta prghiera.


All’uscita del bosco scorgo una persona, in alto sul sentiero, che scende. Ci incontriamo poco dopo, dice che la situazione sulla cresta è migliore, il vento ha spazzato la neve, ma lui non se la sente di rischiare ed è tornato indietro poco prima del traverso per i Magnaghi. Più avanti, dice, a scorto un ragazzo che ha proseguito. Decido di continuare, anche per vedere dove si può arrivare ed eventualmente essere d'aiuto alla persona che, coraggiosamente, stà battendo la pista. Avanzo con fatica, in alcuni tratti l'accumulo arriva alla coscia. Mi tengo il più possibile sul filo della cresta, cercando di evitare i buchi, dai quali si esce con fatica. Nei canali ai lati del percoro piccole slavine cominciano a rotolare silenziosamente. Il clima è irreale, la nebbia che sale dal basso avvolge tutto, la traccia che sto faticosamente seguendo a volte scompare. Arrivo al traverso per i magnaghi, sono perplesso, mi dispiace tornare indietro e poi voglio vedere dove è la persona che mi precede. Fortunatamente ho messo le ghette, anche se la neve è piuttosto asciutta, a volte sprofondo fino oltre il ginocchio. Sotto c'è la neve vecchia, giallastra per la sabbia trasportata dallo scirocco, sulla quale il vibram fa un minimo di presa.

Poco sotto l'uscita del Caimi il cielo si apre, la nebbia viene squarciata da un debole vento e riesco a vedere il mio misterioso compagno. Sta arrancando 200 m più sopra, lungo l'ultimo pendio prima del canale. Prendo un sorso di tè, faccio due foto e riparto. Credo che anche lui mi abbia visto perché mi sembra che ora proceda più deciso. Arrivo all'uscita della cresta, il vento è ora più tagliente e la temperatura è sicuramente sotto zero. Questo mi rinfranca, anche se poco prima ho sentito il tipico rumore di una slavina, probabilmente caduta sotto la Sinigaglia o nel Porta. Il Canale è zeppo di neve candida, mi tengo sulla sinistra sulle rocce, l'idea di essere in mezzo a quel canale con sopra la testa tutta quell'ira di Dio mi metta un po’ di ansia. Più per prudenza che per necessità calzo i ramponi. Il mio compagno è ora a tiro di voce, da qualche minuto lo vedo fermo all'uscita del canale, si sbraccia e grida qualcosa. Mi sembra di sentire "aiuto", il vento sale dal basso e disperde le altre parole. Mi affretto a salire, non mi sembra in difficoltà, ma la parola aiuto in montagna ha un significato ben preciso. Imbocco il canale sulla sinistra, cercando di salire il più velocemente possibile. Guardo in alto e improvvisamente capisco…

Sopra di me, a circa 50 m, un'enorme cumulo di neve scende dalla vetta, come una liquida colata di crema ha invaso il colletto e la parte terminale del canale, saranno almeno 2 metri di neve! Il mio misterioso amico è piantato a gambe larghe nel mezzo di una trincea, sta scavando come un dannato usando i bastoncini a mo di pala. Gli do una voce, si gira e sorridendo mi dice:"era ora che arrivvassi ad aiutarmi, dai che in due scaviamo più velocemente, manca poco al bivacco". Guardo meglio, la massa di neve è impressionante, ha riempito e livellato tutte le asperità della vetta, ma la sua inconsistenza impedisce di salirci sopra. Spero in cuor mio che questa enorme massa non decida di muoversi proprio ora! La pendenza è notevole e la neve ci arriva ormai oltre le spalle, mi avvicino e con calma cerco di dissuadere l'amico dall'impresa. Mi guarda con due occhi invasati dietro alle lenti gialle:"ma dai che manca poco, ancora pochi metri e ci siamo, voglio vedere il bivacco, dai in due ce la facciamo!" La sua energia e il suo entusiasmo mi contagiano, ormai ci sono dentro. Con un po’ di incoscienza mi getto nella mischia, in due procediamo più velocemente. Ad un tratto dico all'amico di provare a salire oltre la trincea che abbiamo scavato, ormai il pendio è alla fine e si intravede il pianoro della vetta.


Alessandro, cosi si chiama, cerca di fare presa nella neve soffice, artiglia con le braccia il candido manto davanti a lui e si issa con fatica sul gradino. Improvvisamente la neve sotto di lui cede, ricade all'indietro e sprofonda completamente nel mucchio di neve che ci siamo lasciati alle spalle. Scoppiamo a ridere tutti e due. La situazione ormai è tragi comica. Poco dopo ritenta e finalmente il manto nevoso gli consente un minimo di presa. Lo seguo anch'io e dopo pochi metri raggiungiamo insieme la cima.

In condizioni normali, per andare dal colletto alla vetta ci vuole meno di un minuto, oggi ce ne sono voluti più di trenta! Enormi cornici si protendono verso ovest e in alcuni punti sprofondiamo fino alla vita. Il bivacco e semi sommerso e ovunque la neve è immacolata. Scatto qualche foto, brindiamo alla bella impresa con un sorso di tè e contempliamo muti il panorama. E’ ora di scendere, la salita è la parte più faticosa, ma la discesa in queste situazioni è la parte più difficile e rischiosa.

La Cermenati è una salita facile, alla portata di tutti, ma con condizioni climatiche avverse o con molta neve come oggi non è da sottovalutare. La triste conferma si è avuta il 18 gennaio 2004 quando ben tre persone hanno perso la vita (una di queste nonostante le ricerche siano durate oltre due settimane, con un impegno di uomini del soccorso senza precedenti, non è ancora stata trovata *). Una è morta per congelamento sul sentiero delle Capre e l’altra è caduta lungo la Sinigaglia scivolata e travolta da una slavina. Quando le condizioni del tempo e della montagna sono critiche, l’attenzione e la prudenza devono essere a mille. Penso a questo mentre con cautela scendo, faccia a monte, un facile pendio innevato, improvvisamente la neve sotto ai miei piedi sprofonda in un buco, perdo l’equilibrio e cado all’indietro. Scivolo sulla schiena, con la testa in basso ma fortunatamente mi fermo quasi subito. Sono in una strana posizione, mi giro lentamente e porto le gambe verso il basso. Sono infarinato dalla testa ai piedi, ho rotto i pantaloni (azz.. Montura da 120 euro..) ma sono intero. La discesa prosegue senza altri incidenti e in poco più di un ora sono di nuovo alla macchina. Alessandro è felice e la sua allegria mette buon umore. Si toglie gli occhiali gialli e mi mostra la cicatrice che la picca gli ha lasciato quando è rotolato giù dal Comera, una scivolata che poteva avere conseguenze più tragiche. Ci lasciamo con la promessa di rivederci ancora su questa bellissima montagna. Mentre il sole va giù imbocco i primi tornanti, con la musica del Liga nelle orecchie e il ricordo di questa giornata nel cuore, scendo a valle.


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